Elogio del maestro Perboni o del valore degli insegnanti

 In I nostri ragazzi: scuola/educazione

Interrogarsi sulla scarsa considerazione in cui sono tenuti gli insegnanti e la scuola, in Italia dovrebbe essere omologato come disciplina olimpica. La spiegazione più gettonata è che si è stimati poco perché si è pagati poco, ipotesi che diventa convinzione radicata quando viene sostenuta dagli aneddoti su quegli affronti che ogni insegnante ha dovuto affrontare nella sua carriera, da parte di certi genitori, personaggi vari ed eventuali, istituzioni in ordine sparso. Sulla crisi della scuola e degli insegnanti periodicamente poi c’è chi, peraltro, magari a sua volta insegnante, riesce a tirare su due denari con libelli che oscillano tra l’ironia, il sarcasmo e l’autoconsolazione, comprati dagli stessi docenti che, così, alimentano un circolo di profezie auto-avveranti. Sicuramente senza i soldi la scimmia non balla come ricordavano i vecchi cantastorie ma la spiegazione non mi ha mai convinto a pieno. Durante una camminata in montagna improvvisa l’illuminazione, in un cimitero di un paesello alpino. Ho sempre trovato i cimiteri una specie di facebook del trapassato, una fotografia postuma di gruppo di quella comunità, in cui trovi cognomi, pezzi di vita che fu e i personaggi importanti. A colpirmi due lapidi, di primo Novecento, dedicata al “Signor maestro” e alla “Signora maestra” seguita da nome, cognome, e un conciso “grati i concittadini”. Cosa è cambiato tra quei signori dignitosi coi baffi all’Umberto o quelle signore fiere con giro di perle al collo come quello della regina Margherita e gli insegnanti di oggi? I soldi? Vado a vedere i loro stipendi e scopro che questi colleghi del maestro Perboni, il burbero maestro del libro Cuore, vivevano alle soglie di una dignitosa indigenza videlicet non nuotavano nell’oro. Gli insegnanti una volta erano rispettati non per i soldi dunque ma perché erano “il Signor maestro e la Signora maestra”, persone stimate, perché avevano studiato e potevano far diventare migliore una comunità con il loro sapere. Certo anche all’epoca c’erano scontri con i genitori, anche fisici, per motivi molto più pratici di quelli attuali: in famiglie numerose un figlio a scuola era un paio di braccia in meno nei campi. C’era poi anche un conflitto antropologico, che c’è tuttora: insegnanti e genitori sono educatori che si confrontano su quel fronte delicato che sono i nostri ragazzi, su cui sono possibili sovrapposizioni e quindi conflitti. Ma cosa ha fatto svalutare il ruolo del docente? E sono solo gli insegnanti ad essere oggetto di discredito nella nostra società? Un caffè con un amico avvocato mi ha permesso di chiudere il cerchio del ragionamento: il mio conoscente ricordava come, negli ultimi anni, sia cresciuto il numero di clienti che arrivano in studio citando leggi, casi e precedenti, insinuando dubbi sulla sua professionalità, se la causa non va subito dritta e spedita. Se dunque anche il Beppe, avvocato che gira con una lussuosa berlina mostra gli stessi segni di disagio del prof. Tizio che viaggia in utilitaria è evidente che la poca stima di cui godono i docenti ed i professionisti in genere non sia un problema, solo, di soldi. Continuando la mia personale indagine scopro che solo i meccanici, gli idraulici, gli elettricisti e le parrucchiere sono rimasti, ma solo per ora, i custodi di un sapere che non ammette repliche, di una saggezza durevole. Perché? Anche qui il pensiero mi è apparso limpido nella sintesi ruvida ma efficace della Ines, un’arzilla signora ottantenne che incontro spesso nel centro della mia città e che cito testuale: “Adesso la gente pensa sempre di saperne una pagina in più del libro e quindi pretende da tutti meno che da se stessa”. Con la tecnologia in generale, Internet in particolare a tutti, in diversa misura, come il colesterolo, è salita la sindrome di onnipotenza. Tanto non basta forse un clic per tutto? E quindi a che serve studiare, far fatica, specializzarsi se poi internet tutto vede e tutto sa? A questo poi si devono sommare vecchi mali come l’analfabetismo funzionale di molti nostri compatrioti, ovvero leggo ma non capisco, e la capacità di farsi due domande sulla qualità di quanto sto leggendo pari a zero. Invece in tutte le professioni è l’esperienza la vera maestra e l’esperienza è un distillato prezioso non una bibita gasata prodotta in serie. Eppure c’è chi pensa che, per confrontarsi con qualsiasi specialista, basti una lettura, magari veloce, di un qualunque sito per mettermi in condizione di dire, fare, strafare. Questo spiega, allo stesso tempo, perché meccanici, elettricisti, idraulici, parrucchiere, per ora resistano, invece, a questa tendenza: se ci si azzarda a sfoderare l’arroganza che si usa con insegnanti ma anche avvocati ed professionisti in genere, i vari Gigi, Ivan e Deborah, possono dirmi, in modo più o meno garbato, che il pistone, la lavatrice o la piega te la sistemi da te. E siccome il pistone, la lavatrice e la piega hanno un’oggettività misurabile, ovvero sono tali che nessuna chiacchera potrà mai sistemare: questo spiega perché il momento solo questa oasi felice resiste al tuttologo onnisciente. Che dire dunque? Dire che una volta era meglio, sosteneva un mio celebre docente universitario, è imboccare l’autostrada del rimbambimento. Fondamentalmente da tutto quadro emerge un paradossale messaggio di ottimismo: una volta, ai tempi del maestro Perboni, non era meglio, era solo diverso ed oggi è solo più complesso. Anzi, oggi più di allora ogni la tanto bistrattata scuola è l’ultima linea sul Piave: se salta lei, salta tutto. Questa coscienza insieme ad un maggiore amore per la professione insegnante ci deve accompagnare ogni giorno in aula. E quanto al web? Bisogna essere insegnanti anche qui, ovvero in-segnate, lasciate segni significativi anche nel mondo 2.0: diventate voi per primi distributori di buoni sitografia informatica.

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Comments
  • Barbara zucca
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    Ottima riflessione! Concordo pienamente e per fortuna di bravi insegnanti ne esistono ancora e quando qualcuno incrocia la tua strada allora tu lascia il segno! Due i miei ricordi più belli: la mia maestra al mio matrimonio e la mia prof del liceo che mi riceve per aiutare l’insegnante di sostegno di mia figlia ! Grata per aver incontrato persone come queste!

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