Dialetto bresciano: perché si dice fés

 In Storia-Storie

“Fés” è una tipica espressione bresciana e significa: molto. Senza il dialetto bresciano lingua ruvida per persone schive non avrebbe il superlativo. Una persona può essere bella “fés”, un dolce buon “fés” e via dicendo.

Le prime tracce si possono trovare nel “Vocabolario bresciano e toscano” pubblicato nel 1759. Qui “fés” viene citato anche con la sua forma più antica che era “fis”. 

Continuando nella ricerca che ho poi  pubblicato su Misinta, la rivista dei bibliofili bresciani, ho scoperto che la forma “Fés/fis” era diffusa in un’area che andava da Cremona – Crema fino a Bergamo, Milano, Como e la Valtellina, ma anche in Engadina e in Germania nella forma Viel, come ricordato dal Tiraboschi nel suo “Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni”. 

Il linguista Ascoli riteneva che “Fés” derivasse da “Fic” derivato dal latino “Fictus”.

Quindi il nostro “Fés” ha una storia secolare ma come è arrivato nella nostra città? Due le mie ipotesi.

La prima ricordata anche nella Rubrica DIALÈKTIKA di Massimo Lanzini  sul Giornale di Brescia. Con gli immigrati dal Cantone svizzero dei Grigioni che Sei e Settecento arrivarono nella nostra città, portando con sé anche parole e modi di dire tra cui il nostro “Viel – Fis – Fés”.

La seconda da Milano, che era comunque terra di emigrazione dai Cantoni svizzeri. Nel dizionario “Varon Milanes” del 1606 si trova la forma “fiss” col significato di molto.

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