L’uomo selvatico: elogio della natura che (soprav)vive in noi/2

 In Storia-Storie

L’uomo selvatico, questo essere leggendario, è una specie di “big foot”, rappresentato spesso rivestito di lunghi peli ed armato di una clava, come l’Ercole dei greci e dei romani; popola l’arco alpino ma arriva fino all’Appennino toscano se non più a Sud. Ci sono leggende siciliane che parlano di uomini selvatici oltre che di Onofriu u pilusu, ovvero il nostro Sant’Onofrio.

Abbiamo continuato a parlare dell’uomo selvatico ma c’era anche la donna selvatica, anzi nelle leggende di tanto in tanto si parla di famiglie di selvatici.

Tratto comune nelle diverse tradizioni è l’aver insegnato ai montanari la conoscenza della natura, l’arte dell’allevamento, della caseificazione, come quella della produzione del miele e della lavorazione dei metalli. Insomma la nostra creatura dei boschi una figura primordiale che ha portato la civilizzazione ad un’umanità che poi, per tutta risposta, l’ha relegato ai margini del proprio mondo.

L’uomo selvatico è stato sovrapposto nei secoli con gli eremiti, che tuttavia sono i sapienti nel bosco a differenza del selvatico che è il sapiente del bosco, oppure è stato interpretato come il ricordo mitizzato degli ultimi pagani o di popolazioni fuggite sui monti ai tempi delle ricorrenti invasioni delle nostre pianure.

Con il titolo di selvadegh, selvatico, dalle mie parti si definivano anche figure di burberi solitari che scendevano in paese dalle loro malghe giusto per la spesa e scambiare quattro parole, personaggi di un mondo al tramonto che ho fatto ancora in tempo a vedere.

Cosa viene a dirci la figura dell’uomo selvatico? Perché continua a vivere la sua leggenda in un’epoca di disincanto, dove si pensa che tutto sia a portata di un clic?

Il progresso beninteso è ottima cosa ma la natura, fuori e dentro di noi, è un irriducibile algoritmo fatto di istinti, emozioni primigenie che emergono quando meno ce lo si aspetta.

Il cervello, mi raccontava un neuropsichiatra, è come una cipolla, ovvero tanti strati che sono la civilizzazione, la nostra cultura ed educazione avvolti intorno ad un nucleo primitivo dove i sentimenti sono allo stato aurorale ogni giorno.

L’uomo selvatico, come molte altre leggende, viene a fare da traghettatore, da ponte tra quella parte primitiva/primigenia in noi e le persone che siamo diventate  nella vita di tutti i giorni, quelli della vita (che si crede) a portata di clic, risolvibile scaricando una app.

L’uomo selvatico, signore dei monti e delle foreste, viene per invitarci a far respirare noi e il mondo che abbiamo costruito intorno a noi.

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