Pensieri ad alt(r)a velocità ovvero elogio della bicicletta/2

 In Penne e piume

Ci sono anche ragioni del cuore e dello spirito che spingono me ma molti altri, ad usare la bicicletta, a giudicare dal traffico in crescita sulle ciclabili della mia città.

Innanzitutto ci si ritaglia un proprio spazio nel corso della giornata senza rubare nulla a nessuno, lasciando intatto quel patrimonio di tempo che dobbiamo dedicare a lavori, figli amori e gatte da pelare in ordine sparso.

Si possono osservare anzi gustare meglio monumenti e paesaggi delle nostre città e campagne, la possibilità per tutti di riappropriarsi dei tempi del viaggiatore del Grand Tour; recentemente ad esempio ho percorso sempre con la mia city bike la distanza Brescia – Pisogne andata/ritorno per andare a vedere gli affreschi di Romanino, la cosiddetta Cappella Sistina delle Alpi, nel paese dell’alto Sebino.

La fatica fatta, il piacere delle transizioni del paesaggio, si attraversa infatti la Franciacorta, un trionfo di foglie rosse e dorate in questa stagione, e il Sebino che ha ciclabili pittoresche (nella fotografia del post un particolare della ciclabile Vello – Toline), hanno aumentato il piacere nella visione di questi affreschi.

Ed infine pedalando, si può pensare ai fatti nostri ma anche a quelli dell’universo mondo ad un alt(r)a velocità e non è solo un gioco di parole.

Ci si può riappropriare del piacere della lentezza, in un mondo dove anche a causa dei social, peraltro utili, siamo diventati tutti veloci nelle parole, nelle emozioni e nei sentimenti, tre cose che per definizione quasi sempre hanno bisogno di tempo e cura, come i fiori più delicati.

Paradossalmente però si può pensare anche ad alta velocità ovvero dando alle nostre riflessioni una capacità maggiore di andare in profondità e più lontano, proprio grazie al tempo che riguadagniamo in bicicletta.

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