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Il saggio dell’autore indaga sulla passione per la poesia di fra Maurizio Malvestiti, eroe risorgimentale bresciano, che trattò la resa con gli austriaci al termine delle Dieci giornate del 1849, figura che idealmente possiamo collocare accanto a don Pietro Boifava che, invece, fu con Tito Speri uno dei condottieri di quelle giornate. Malvestiti il frate originario di Verolanuova era tutto meno che uno sprovveduto che con Haynau, il comandante austriaco seppe trattare alla pari. Nelle patrie memorie è quel monaco ormai anziano che sale con una bandiera bianca a trattare la resa in castello. Era stato ben altro prima di quei giorni del 1849: dotto studioso, archeologo, pioniere dell’etruscologia, astronomo, botanico, omeopata, musicista, poeta, conoscente di scrittori come Stendhal e  madame de Stäel. Fu il precettore dei figli e dei nipoti di Luciano Bonaparte, con cui condivise la prigionia in Inghilterra e un rapporto di vita fraterno. Tra i suoi allievi il futuro Napoleone III che, a Brescia nel 1859 ebbe come priorità rincontrare quel vecchio frate, suo venerato maestro.

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